Il Calcio deve fare finalmente i conti

Tutto sommato, non ci sarà bisogno dell’austerity. Certo, sarà necessario tenere sempre la barra dritta sul pareggio (dei conti), come prescrive la nuova regola aurea del fair play finanziario, ma le società di serie A, attese oggi al fischio d’inizio della stagione 2010-2011, hanno in gran parte già raggiunto una posizione virtuosa. E possono guardare senza ansie al percorso definito dalla Uefa all’inizio dell’estate a Nyon, in quella che è possibile ribattezzare come la “maastricht” calcistica.

Stop alle spese folli, tetto agli ingaggi e rivitalizzazione delle “cantere” sul modello Barca, saranno le parole d’ordine del prossimo decennio anche nella Penisola. Sia perché l’indebitamento della serie A, pure essendo inferiore a quello di Premier League e Liga spagnola, è comunque alto (oltre 1,5 miliardi). Sia perché la patrimonializzazione dei club italiani fa ancora a meno di asset fondamentali come gli stadi (se si eccettua la Juve che ha avviato lo scorso anno la costruzione). La legge per la privatizzazione delle strutture esistenti e la realizzazione di nuove “cittadelle del calcio”, approvata al Senato, è incagliata alla Camera da quasi anno.

Non per nulla, il calciomercato che chiuderà i battenti il 31 agosto sarà ricordato soprattutto per la fantasia di procuratori e club (complice il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale). Per non caricare i bilanci le trattative principali sono andate in porto solo grazie al “leasing” degli atleti, dati in prestito con diritti/obblighi d’acquisto nell’annata successiva. Molte società poi hanno preferito sfoltire le rose pagando bonus ai calciatori in esubero pur di risolvere i contratti.

Il fair play finanziario voluto dalla presidenza di Michel Platini, e accettato dai top team riuniti nell’European club association, concede in ogni caso alcuni anni alle società del Vecchio continente per mettersi al passo con l'”autonomia finanziaria”. Se non si vuole essere estromessi dalle competizioni internazionali i ricavi dovranno coprire i costi di gestione. Gli assegni staccati dai proprietari per cancellare le perdite saranno ammessi entro limiti sempre più ristretti, come sancito dal nuovo regolamento stilato dal panel di controllo presieduto dall’ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene.

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