Smartphone: parlano Taiwan e Corea

LONDRA – Il Ceo di Htc, Peter Chou, è convinto che la sua azienda possa diventare entro due anni il terzo produttore di smartphone del pianeta. Oggi contende la quarta piazza a Motorola e ha davanti a sé (nell’ordine) Nokia, Research in Motion ed Apple, che insieme catturano oltre il 75% della domanda. Nel computo globale del mercato dei cellulari, invece, è accreditata da Gartner, per il secondo trimestre 2010, di una share pari all’1,8% che le vale l’ottavo posto nel ranking mondiale proprio alle spalle della società di Cupertino, contro di cui ha aperto un contenzioso legale per rivendicare la titolarità di alcuni brevetti relativi alla tecnologia touch impiegata sui dispositivi della Mela.

Il fattore innovazione sarà vincente?
Perché Htc nutre queste ambizioni, unendosi di fatto a Samsung e Lg nella battaglia che i produttori asiatici – taiwanesi includendo anche Acer e Asus, cinesi considerando Zte e Huawei e naturalmente coreani – si apprestano a scatenare nei confronti dei vendor europei e americani per il predominio negli smartphone? La società che per prima ha lanciato sul mercato un apparecchio a piattaforma rivendica innanzitutto il ruolo di pioniere in questo segmento – ieri Chou, alla presentazione dei nuovi modelli Desire, ha enfatizzato proprio questo aspetto -.e il merito di aver aperto in questi anni una nuova frontiera tecnologica, un nuovo modo di utilizzare il telefonino multifunzione e multimediale. Il concetto è stato ribadito al Sole24ore.com da Daniele De Grandis, executive director di Htc per il Sud Europa: “come faremo a scavalcare aziende come Apple o Rim? Il nostro plus è il prodotto e la capacità di fare innovazione. Dobbiamo sicuramente crescere sotto il profilo della capacità di fare business, volumi, marketing e garantire un supporto tecnico adeguato ai clienti (il riferimento va a una segnalazione, pubblicata sul sito del Sole24ore, di un utente poco soddisfatto di uno smartphone Htc, ndr)”. La convinzione dei vertici della casa taiwanese si basa cioè sul fatto di avere, rispetto all’illustre concorrenza, una marcia in più sotto il profilo tecnologico, che le permette di portare sul mercato qualcosa di unico per ciò che concerne l’esperienza di intrattenimento e di comunicazione in mobilità. Chou ha in tal senso rimarcato il fatto utilizzare gli smartphone di nuova generazione sia più naturale che mai, perché rispondo a reali esigenze pratiche ed emozionali dell’individuo. Le funzioni vocali sono un attributo scontato, l’esperienza mobile è fatta di dati, comunicazione in tempo reale, multimedia, mapping, chat, geotagging, gaming, video e altro ancora. In una parola multitasking. La tendenza a rendere il terminale mobile un oggetto tutto fare e del tutto personalizzato – tendenza per altro fatta propria (anche se in modo diverso) da un po’ tutti i produttori – porta però inevitabilmente a parlare di tablet. Perché Htc non è ancora scesa in campo nell’eldorado delle tavolette touch? Perché, questa la risposta di De Grandis, porta sul mercato prodotti solo quando può portare reale valore aggiunto. Come dire: senza contenuti ed ecosistema (ma ci sarebbero le applicazioni dell’Android Market in proposito) e soprattutto senza la possibilità di distinguersi dalla concorrenza è inutile andare a fare la guerra a giganti che sia chiamano Apple o Samsung.

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