La borsa italiana parlerà cingalese

Da Piazza Affari gli affari, un poco alla volta, traslocano. La prossima meta potrebbe essere addirittura lo Sri Lanka, già sede della società che ha realizzato Millenium It, la nuova piattaforma informatica recentemente acquistata dal gruppo London stock exchange (Lse) su cui sono state trasferite le operazioni di trading e post trading.

Nuove rotte
In base ad alcune indiscrezioni, trapelate da ambienti sindacali, il gruppo Lse sta pensando non solo di usare il nuovo sistema informatico cingalese, ma di trasferire anche alcune attività nel paese emergente. In Sri Lanka potrebbero cioè venire dirottati alcuni segmenti (ancora imprecisati) del settore Information techno logy.

Millenium It è stata una grande innovazione per Lse: acquistata quest’anno ad un costo relativamente basso (si parla di circa 18 milioni di sterline), ha migliorato la velocità e l’affidabilità delle operazioni, permettendo al sistema centrale di interfacciarsi con tutte le piazze. Pochi giorni fa però è cominciata a circolare la notizia che il discorso, dalla piattaforma informatica, sarebbe stato esteso, nel giro di qualche mese, anche alle risorse umane.

Nessun tavolo è stato convocato per il momento, ma i sindacati sono comunque in allerta: la delocalizzazione potrebbe infatti impattare su circa 80 persone operative a Milano. A destare preoccupazione non è però solo il profilo occupazionale, ma anche la questione della qualità del servizio, dalla puntualità alla tempestività di intervento.

Questi nuovi rumors sulla delocalizzazione fuori Europa si aggiungono alle voci già note di una progressiva riduzione del personale impiegato a Milano per le attività ordinarie, nonché di un graduale accentramento del post trading a Londra, sede del London stock exchange. Per i sindacati una linea, questa, che coinvolgerebbe altri 50 addetti milanesi.

Un percorso tracciato
L’integrazione tra Borsa italiana e Lse è avvenuta nel giugno 2007 e diventata operativa pochi mesi dopo. All’inizio i soci italiani (Unicredit e Intesa sanpaolo in testa) avevano in mano il 28% del capitale del nuovo gruppo Milano-Londra. Una fetta consistente, che rendeva l’Italia il primo azionista della holding. In seguito molti istituti di credito hanno venduto le azioni e oggi la quota è scesa al 18%, peraltro frastagliata in tante partecipazioni diverse.

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