pronti per il 5G ma chi paga?

É uno dei temi più caldi dell’industria telco: il traffico dati cresce esponenzialmente, grazie alla sempre più radicata popolarità di smartphone e dispositivi “Internet ready” come l’iPad, e le reti devono essere potenziate per poter supportare il previsto aumento di transazioni che rischiano di intasare (e far congestionare) stazioni radio, apparati, terminali e quant’altro. I network 4G, e la tecnologia Lte (Long Term Evolution) in particolare, sono il jolly che gli operatori, e con loro i fornitori di infrastrutture, hanno messo sul tavolo per ovviare a questi rischi. Il tema è però più che aperto ed è stato discusso la scorsa settimana al Mit di Boston, nel corso della Emerging Technologies Conference.

Le 4G sono realmente la soluzione a tutti i problemi di eccessivo sovraccarico che tutti si attendono? A tale domanda, gli operatori mobili rispondono da mesi quasi all’unisono: le reti di nuova generazione sono costruite e gestite in modo diverso rispetto al passato. Specifiche applicazioni software permettono sin d’ora di massimizzare la capacità dei network e ridurre i possibili colli di bottiglia provocati dall’intenso traffico dati (le mail o più ancora gli accessi da telefonino ai social network e ai siti Web di informazione e intrattenimento) che verrà generato da milioni di utenti. Il problema è che costruire le nuove reti richiede ingenti investimenti e non ci sono certezze circa il fatto che le tecnologie di nuova generazione siano sufficienti a soddisfare l’esplosione di domanda di servizi a banda larga in mobilità. Anzi.

Chi pagherà i network 5G e 6G?
Dan Hesse, Ceo di Sprint (il primo carrier statunitense a lanciare un servizio di quarta generazione sfruttando la tecnologia Wi-Max), ha guardato in tal senso avanti affermando che “le 4G sono un passo dell’evoluzione del wireless ma non certo l’ultimo. Sono sicuro – ha detto nel corso del suo intervento al Mit il manager – che un giorno arriveranno i network 5G e 6G, e spero solo che non dovrò pagarli io perché costruire le reti è molto oneroso”. Sintesi perfetta di quello che è il nocciolo della questione, comune dagli Usa all’Europa: gli operatori sanno che devono ammodernare le reti (o costruirle ex novo) ma di mettere a budget la spesa necessaria per farlo non ne vogliono troppo sapere. E il perché è anche logico: da una parte gli investimenti profusi pochi anni or sono per realizzare i network 3G devono ancora essere ripagati a dovere, dall’altra i ricavi legati ai servizi tradizionali rivolti ai consumatori finali sono destinati a contrarsi (del 5% in Europa Occidentale secondo uno studio di Analysys Mason), ma gli operatori possono rafforzarsi concentrandosi su due importanti aree di crescita: la banda larga mobile e i contenuti e servizi dati. nell’arco dei prossimi cinque anni.

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