Adesso Google insegue Apple

Milano – Forse è per offrire una nuova esperienza di intrattenimento, forse è per rispondere ad aziende come Apple: la notizia che Google sia in procinto di debuttare sul mercato televisivo non desta particolare stupore, se si pensa a quanto si sono diversificati gli interessi del gruppo di Mountain View nell’ultimo decennio. E’ però interessante constatare che alcuni produttori pensino alla possibilità di infilare nei propri televisori un sistema operativo nato per uno smartphone, cioè Android

I servizi televisivi tradizionali oggi possono essere fruiti da un computer, ma il formato individuale di questo dispositivo limita la possibilità di godersi una fiction, una partita di calcio o un qualsiasi altro programma nella canonica configurazione da salotto. Certo, è possibile collegare il computer ad un televisore o ad un proiettore, ma un apparecchio televisivo convergente, che abbia potenzialità e funzionalità da vero e proprio computer, assolve a molte più esigenze.

Ecco dunque come nasce l’idea di Google TV, presentata alla platea dell’IFA di Berlino da Eric Schmidt con i contenuti già anticipati mesi fa  e annunciata come imminente per il pubblico USA, che potrebbe averla già dal prossimo autunno, in anticipo sugli altri mercati che dovrebbero essere raggiunti nel corso del prossimo anno.

A fianco di Sony, produttore già partner di Google nella nuova soluzione, potrebbe presto presentarsi Samsung, che sta valutando la possibilità di dotare i suoi nuovi apparecchi televisivi del sistema operativo Android. Il produttore coreano sembra dunque puntare ad entrare nel mercato, configurandosi con una doppia veste: quella di concorrente di Sony, alla quale si contrapporrebbe con una piattaforma analoga, ma anche – in team con la stessa Sony e Google – come concorrente di Apple TV.

Se qualcuno si stesse chiedendo a cosa serve un sistema operativo in un televisore, ecco una semplice risposta: un sistema operativo già rodato per l’utilizzo di applicazioni, ma soprattutto per navigare in Internet, consente l’apertura al web e al mercato pubblicitario legato all’intrattenimento domestico.

Insomma, non bastavano le già copiose interruzioni pubblicitarie nei tradizionali programmi televisivi, tipiche da TV commerciali o di Stato: ora ci saranno anche programmi mandati in onda – anzi, online – su Internet che potranno avere, ad esempio, banner in sovraimpressione. Sicuramente l’offerta pubblicitaria sarà mirata e, dato che in queste tecnologie ci sarà certamente posto per la geolocalizzazione, è verosimile pensare alla diversificazione degli spot pubblicitari, che in una stessa trasmissione potrebbero essere diversi a seconda del luogo in cui si trova l’utente, configurando uno scenario di local advertising applicato alla TV.

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