Face Fonino…tutti dentro

Un Facebook-Phone? Certo, è la chiave per ottenere altri dati. Lo faranno.

Roma – In queste ore stanno circolando molte citazioni sulla ventilata possibilità che Facebook stia alimentando il progetto di un proprio smartphone branded, in certo qual modo, destinato a essere una vera e propria estensione del social network più celebre del momento.

Con altrettanta tempestività, Facebook si è affrettato a smentire, a far cadere le indiscrezioni, a rilasciare mezze dichiarazioni nelle quali nega categoricamente pur non facendolo in termini inequivocabili e lasciando, così, aleggiare il dubbio.

Come già accennato nel parlare di Diaspora, è invece non solo credibile, plausibile e logico che Facebook possa stare effettivamente lavorando a un progetto del genere, ma più lo nega più è lecito ritenere che, invece, lo stia proprio facendo.

Va tenuto ben presente che l’accesso ai dati personali dei propri utenti – a prescindere da qualsiasi questione riguardante la privacy – è l’oggetto primario del business di Facebook. Ammessa anche la più fulgida delle onestà commerciali, già di per sé poco credibile, il semplice fatto di potervi accedere e far sì che tali dati entrino nel carosello generale del proprio calderone in forma aggregata (per essere più chiari: facendo statistica ma non permettendo di risalire dal singolo dato alla singola persona) è una pietanza golosissima.

Facebook, oggi, presenzia sugli smartphone sotto forma di applicazione. Grazie ad essa l’interazione con il social network è più fluida, più pratica e offre maggiore integrazione con il servizio. Facebook si guarda bene dallo spingere ben più avanti la versione Web, anche in formato browser mobile, del proprio portale: ha tutto l’interesse a far sì che, invece, la gente impieghi il loro servizio attraverso le applicazioni.

Il perché è presto detto: basta osservare la figura di lato, uno snapshot tratto dall’applicazione Facebook installata sullo smartphone di chi scrive.

Come si può rilevare, chi scrive non ha permesso l’accesso né al Calendario, né alla Messaggistica, né (men che meno) ai Contatti. Ora, ingradire l’immagine in colonna a sinistra, in alto, e leggere la nota.

“Abilitare questa caratteristica produrrà il periodico invio di copie dei vostri Contatti sul BlackBerry a Facebook Inc., per il confronto e la connessione con i vostri amici su Facebook. Le foto del profilo e informazioni su di voi e i vostri amici su Facebook verranno altresì periodicamente inviate da Facebook ai vostri Contatti e al vostro Calendario, e voi acconsentite a che l’accesso a questi dati (ad esempio da parte delle applicazioni) non sarà più sotto il controllo né vostro né delle impostazioni della privacy dei vostri amici su Facebook, una volta memorizzate sul vostro BlackBerry”.

Tanta precisione e tanta cura nell’assumere una posizione difensiva da parte di Facebook, che tenta di mettersi in condizione di non ricevere alcuna recriminazione, non si giustifica che in un modo: ha, in qualche maniera, la coscienza sporca. Perché sa benissimo che dei dati sul cui impiego si è ampiamente giustificato “senza richiesta” farà altri usi. Lo conferma anche il proverbio latino: “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Questo lo scenario in cui Facebook si muove con le applicazioni che incuneano le funzionalità del social network su un palcoscenico sul quale, prima dell’installazione, esso non sa cosa troverà ed è dunque costretto, quale ospite, a chiedere al padrone di casa il permesso di impiegare qualunque risorsa.

Ed ecco la convenienza assoluta, invece, di distribuire uno smartphone dove Facebook non sia ospite bensì padrone di casa: oltre alla prospettiva del margine sulla vendita del prodotto branded, in quanto tale non avrà alcun bisogno esplicito di chiedere il permesso. Potrà limitarsi a dire: “Questo è il «mio» smartphone. Come tale, le condizioni per impiegarlo sono queste (cioè che tu mi lasci impiegare i dati della tua rubrica, della tua agenda e della tua messaggistica, ndB). Se ti piace, lo usi così, se non ti piace, non lo usare”.

Inoltre, dirigendo il progetto verso un sistema finito di classe medio/bassa – dunque senza grandi pretese sul piano delle velocità, senza tanta memoria, con display ampio ma senza touch, senza lucine e lucette, senza tutto ciò che è inutile ai fini della fruizione del social network – si può produrre un terminale mobile dal costo molto contenuto, c’è la possibilità di siglare accordi con gli operatori per avere traffico Internet a condizioni non certo gratuite ma favorevoli, si può dunque penetrare più a fondo un mercato dove l’alto costo degli altri smartphone esclude a priori la fascia d’utenza medio/bassa.

Una fascia d’utenza, per di più, di solito meno preparata dal punto di vista tecnico e culturale. Una dote, questa, molto importante perché spiana ulteriormente la strada all’ulteriore raccolta di dati personali senza incontrare particolari ostacoli.

Questo il panorama su cui può basarsi la presunzione di una effettiva attività di produzione di uno smartphone low-end, decisamente branded, che non sarebbe, tra l’altro il primo della storia: basta rileggersi l’annuncio di INQ1, un cellulare nato anch’esso con Facebook in qualche modo “già pronto”, distribuito da 3 Italia.

Tutto ciò, naturalmente, non costituisce una conferma definitiva dell’attività che Facebook potrebbe star svolgendo per la distribuzione di un ipotetico Face-Phone. Tuttavia, tutto, ma proprio tutto lascia pensare che possa, invece, non solo star lavorando al progetto ma, dietro le pressioni di chi acquista statistiche, anche essere piuttosto impaziente di lanciarlo sul mercato.

E voi? Cosa ne dite? Secondo voi uscirà questo “Face-Phone”?

fonte: http://www.nbitimes.it

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