Linux cerca di entrare nel mondo Business

Roma – Anzi, sarebbe ora, ci sarebbe da aggiungere nel titolo: secondo quanto emerge da una ricerca presentata durante il Linux Foundation End User Summit, Linux sta acquisendo sempre maggiore popolarità anche nell’ambiente business, guardato insomma dal management con minori arricciamenti di sopracciglia.

Che la cosa faccia intimo piacere a chi scrive non v’è dubbio, ma è meglio guardare gli aspetti “ufficiali” della questione, di maggiore interesse per chi legge.

La ricerca si è basata su un campione di 2mila utenze selezionate, scelte sia nel settore enterprise che in quello privato. Tale campione, oltre a dichiararsi disposto ad adottare il pinguino a tutto campo nel 60 per cento dei casi, anche per sistemi mission critical,  è anche convinto nell’80 per cento degli interpellati che il prossimo quinquennio vedrà un’adozione di Linux in tali ambienti in iperbolica salita.

Linux for business: si comincia a parlarne, per fortuna Linux for business: si comincia a parlarne, per fortuna

Si rileva anche che non c’entrano, come si potrebbe pensare, questioni di carattere economico come la recessione, la crisi e altre ragioni a sfondo pecuniario: si tratta, invece, dell’aver rilevato una sostanziale stabilità, un’affidabilità nettamente elevata anche su tempi di run estremamente lunghi (si parla di 1500 giorni). Restano, com’era del resto prevedibile, perplessità circa l’interoperabilità e la disponibilità di driver, due capisaldi che hanno sempre rappresentato un grosso freno all’adozione di Linux in tali settori.

I grandi enti, la Pubblica Amministrazione centrale e locale e le grandissime aziende (le enterprise, appunto), hanno anche un’altra freccia da scoccare a sfavore: la garanzia. Se si adotta Linux, chi garantisce le prestazioni e le funzionalità del sistema operativo? Se si ha Microsoft – teoricamente – si sa con chi prendersela, ma se si ha Linux con chi ce se la prende? Con Linus Torvalds? Con Canonical (se si usa Ubuntu)? Con Novell (se si impiega OpenSuse)?

Eppure, paradossalmente, sono proprio le realtà che “vivono in Windows” quelle che in maggior numero risultano propense a passare a Linux, ben più di quelle che vengono dallo Unix “ufficiale”.

Lo scenario complessivo, in ogni caso, lascia intravedere una tendenza piuttosto diversa rispetto a quanto accadeva qualche anno fa. Del resto, sarebbe interessante chiedere quanti di coloro che sbandierano il proprio totale asservimento a Windows, nell’acquistare “quell’ultima partita di NAS da destinare ai backup”, si siano resi conto di aver acquistato degli apparati il cui motore è un bel Linux embedded, sul quale affidano un segmento particolarmente critico del proprio business.

Ad avviso di chi scrive, sono molto pochi a esserne realmente consapevoli. Il che fa supporre che se finora si sia spessissimo trattato più di partito preso che di reali motivazioni, concretamente adducibili come ragioni per evitare Linux, probabilmente – a forza di parlarne – qualche dubbio è iniziato ad aleggiare, qualche elucubrazione comincia a essere fatta, magari rendendosi conto che, salvo casi ormai abbastanza rari, oggi non si può più dire che la vera differenza la facciano solo i sistemi operativi.

www.nbtimes.it

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...