25 anni di Windows!!!!

È il 20 novembre del 1985. Ronald Reagan e Mickail Gorbaciov si sono incontrati il giorno prima a Ginevra, Michael Jackson e compagni cantano We are the world e la Coca-Cola ha appena lanciato una nuova formula della sua bevanda. Senza clamore alcuno, il giovane Bill Gates lancia sul mercato Windows 1.0, il nuovo sistema operativo della sua Microsoft.

Eppure, con il senno di venticinque anni dopo, si può dire che Windows è stato un successo commerciale superiore a quello della Coca-Cola; che ha accumunato i popoli più dell’inno alla fratellanza del re del pop e che – seppur involontariamente – ha cambiato il mondo quasi quanto la fine della Guerra fredda.

Nella sua prima versione, Windows faceva quasi tenerezza, da quanto era brutto e inutilizzabile. Sostanzialmente, era un’interfaccia grafica con il mouse e le finestre che poggiava sopra al Ms-Dos, il MicroSoft Disk Operative System che Gates aveva fornito alla Ibm per dare l’intelligenza al personal computer che lei stessa aveva lanciato senza troppa convinzione. Non a caso, quell’accoppiata in outsourcing – il sistema operativo di Windows e i processori di Intel – ha finito per rastrellare infinitamente più profitti di Big Blue: i produttori taiwanesi potevano replicare i pc a basso costo in barba a Ibm, ma non potevano fare a meno di un chip Intel e del sistema operativo di Gates.

Eppure nel 1985, Windows sembrava uno scherzo, o meglio: una pallida imitazione. Già da più di un anno, la Apple di Steve Jobs aveva lanciato il Macintosh, il primo computer che usava l’interfaccia grafica al posto di orribili caratteri di testo su uno schermo monocromatico. Il confronto fra il primo Mac e il primo Windows era senza storia. Jobs vinceva a mani basse.

Invece, la partita ha avuto esiti ben diversi. Windows è migliorato, versione dopo versione, anche grazie al costante sviluppo dei processori che gli offrivano sempre maggiori velocità di calcolo. Arrivato alla versione 3.1, correva il 1992, diventa in grado di competere con il Mac. E difatti la Apple di Jobs gli fa causa per violazione di proprietà intellettuale. Però il tribunale dà ragione a Gates che, a cavallo dello standard dominante, cavalca la prima computerizzazione planetaria fino a raggiungere le più alte vette dell’opulenza privata.

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