Facebook vicina a Microsoft…poi però!!!!

Che fra il colosso del software per pc e il social network più popolare (e potente) del pianeta vi sia da tempo un rapporto stretto e non limitato al fatto che Microsoft è un’azionista importante di Facebook è noto. Il sodalizio si è rafforzato via via nel tempo, da quando a fine 2007 venne resa pubblico l’investimento da 240 milioni di dollari della società di Redmond in quella californiana, e dalla stretta collaborazione sono nati per esempio servizi come Docs.com, un word processor che permette agli utenti del social network di creare e condividere con i propri contatti documenti di Office o sinergie legate al motore di ricerca Bing, che da qualche mese integra nei risultati presentati all’utente anche le preferenze espresse dalla rete di amicizie sviluppate sul social site di Mark Zuckemberg.

Di quanto Microsoft sia stata vicina a comprarsi Facebook, invece, non si è mai saputo nulla. Fino a ieri. Stando a quanto riportato da TechCrunch, infatti, Fritz Lanman, senior director e responsabile delle strategie e delle acquisizioni della casa di Redmond, ha infatti svelato alcuni dettagli (nel corso di un evento tenutosi a Parigi) inerenti la fallita scalata al social network che oggi conta più di 500 milioni di utenti nel mondo. Stando alle ammissioni del manager Steve Ballmer mise tre anni fa sul piatto 15 miliardi di dollari, ma Zuckerberg lasciò cadere l’offerta adducendo alla volontà di non voler perdere il controllo della sua creatura. Nel 2007, del resto, non c’era solo Microsoft a fare la corte a Facebook ma anche le altre due grandi Internet company americane, e cioè Yahoo e Google. La prima è finita per diventare un’alleata di Redmond nei servizi di search dopo l’infinito tira e molla della paventata acquisizione multimiliardaria (mai realizzata) che portò alle dimissioni del Ceo della società Sunnyvale Jerry Yang. La seconda è, come noto, oggi la grande rivale da battere.

Facebook è invece rimasta indipendente ed è arrivata oggi dove sappiamo e Microsoft ha avuto il merito di crederci comunque (nonostante Ballmer non prese bene il rifiuto di Zuckerberg) e di tenere i piedi in una società che è diventata il simbolo dell’era del Web 2.0.

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