Hermes, un azienda perfetta

Il primo aneddoto è sul tempo.Quando nel 1989 Patrick Thomas arriva a Hermès, chiamato dal mitico presidente Jean-Louis Dumas, scopre un altro mondo. Lui viene da Pernod Ricard, dal largo consumo, fatto di marketing e di faticosa conquista di quote di mercato. Ed entra in un luogo dove non sempre c’è una relazione diretta tra l’investimento su un prodotto e i possibili ritorni. Dove si crea, si inventa anche per puro piacere. Dove i clienti devono mettersi in lista d’attesa per avere una borsa Kelly. Tanto i soldi arrivano lo stesso. Di fronte al suo sconcerto iniziale, Dumas gli dice: «Non abbiate fretta. Per sei mesi non fate nulla, osservate e cercate di capire». Cosa che Thomas ha fatto e ha fatto bene visto che 19 anni più tardi è diventato il primo amministratore di Hermès esterno alla famiglia.

Il secondo aneddoto è sul valore.
Nel 2005, quasi per caso, Hermès inizia a produrre una borsa in tela. Bella, ovviamente, e soprattutto dal prezzo accessibile, circa 300 euro. Il successo è travolgente, la borsa va letteralmente a ruba. In Faubourg Saint-Honoré si rendono conto che può svilire l’immagine della maison, la sua percezione di esclusività. E la ritirano dal mercato, rinunciando al 2,5% del fatturato e a lauti guadagni.

Il tempo. Il valore.
E la famiglia. Da quando, nel 1837, Thierry Hermès ha aperto il suo negozio di sellerie e finimenti in Boulevard des Capucines (a un passo da dove pochi anni più tardi un certo Louis Vuitton cominciò a fabbricare valigie e bauli) ed è via via diventato un nome, un riferimento, premiato all’esposizione universale del 1867 e fornitore ufficiale di corti reali e imperiali, la società è sempre stata in mano alla famiglia. E ognuno dei suoi rappresentanti ha fatto fare a Hermès un passo avanti. Emile-Maurice con le cerniere lampo e l’ingresso nella pelletteria. Robert Dumas con la Kelly, i carré in seta e i profumi. Jean-Louis Dumas, che ha regnato per 28 anni (dal 1978 al 2005), con la borsa Birkin, il prêt-à-porter e i gioielli, la creazione dell’accomandita che riunisce tutti gli eredi, l’ingresso in Borsa (nel 1993), l’internazionalizzazione. Mentre la moglie Rena, architetto d’interni, si occupava dell’arredo dei negozi.

Una continuità straordinaria, che fa di Hermès una perla rara

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