Bosch compie 125 anni

 

 				FOTO: Bosch compie 125 anni: una storia di innovazioni e "new business"
26 gennaio 2011
 

Era il 15 novembre 1886 e Robert Bosch, allora 25enne, fondava a Stoccarda la sua “Officina di meccanica di precisione ed elettrotecnica”. Nel 2011 cade quindi una doppia ricorrenza per la casa tedesca, oggi un gruppo composto da oltre 300 tra consociate e filiali operative in oltre 60 Paesi e con un fatturato di circa 40 miliardi di euro (bilancio 2009) e 270mila fra dipendenti e collaboratori nel mondo (di cui circa 5.600 in Italia, dove il giro d’affari è nell’ordine dei 1,6 miliardi): i 125 anni di attività e il 150esimo anniversario dalla nascita del suo fondatore. Un’occasione particolare, tanto da indurre la società a celebrarla con un sito ad hoc.

Un’offerta diversificata da sempre, dall’automotive al fotovoltaico. È passato un secolo e un quarto e l’industria dell’automotive ha conosciuto infinite rivoluzioni. Robert Bosch si è spento a Stoccarda nel lontanissimo marzo 1942. Bosch però c’è ancora, opera attraverso la propria rete di filiali e partner commerciali in 150 Paesi – le prime sedi extra europee, Usa e Cina fra queste, risalgono ai primi anni del 1900 – e giustamente mette in risalto il lunghissimo elenco di innovazioni tecnologiche che ha portato sul mercato da fine ‘800 a oggi. La prima di queste, il sistema di accensione con magnete a bassa tensione utilizzabile dai veicoli a motore (preludio di quello che nel 1902, con magnete ad alta tensione con candela, lancio Bosch nell’olimpo dell’automobile), risale addirittura al 1897; una delle ultime, le batterie agli ioni di Litio per l’auto elettrica, è arrivata l’anno scorso e sempre nel 2010 ha preso il via la produzione delle batterie LiMotive a Ulsan, in Corea del Sud Corea. In mezzo 110 anni di novità dedicate all’auto che spaziano dagli starter alle frecce di indicazione, dai tergicristalli ai fari, dai sistemi frenanti a quelli di sicurezza come l’Abs e l’Esp, che portano per l’appunto la firma della società tedesca. Robert Bosch ha quindi avuto un altro merito nel condurre la compagnia che porta il suo nome, e cioè di aver saputo diversificare l’offerta per aprire gli orizzonti del business aziendale. Successe per esempio alla fine degli anni ’20 in concomitanza della crisi dell’automobile con l’ingresso nel mercato degli elettroutensili, cui seguì l’entrata nel settore degli elettrodomestici prima e della termotecnica poi (con l’acquisizione della Junkers).

La strategia di crescita per acquisizione è stata una costante nella storia di Bosch. La creazione della divisione Tecnologie Industriali trovò in tal senso completamento negli anni ‘70 con la scalata a Rexroth e anche l’attuale Ceo del Gruppo, Franz Ferenbach, ha sposato con questo modello la filosofia di diversificazione del business. L’acquisizione, nel 2008, della Ersol Solar Energy, azienda specializzata nel campo delle celle solari, ne è forse la testimonianza più concreta: Bosch è entrata nel mercato del fotovoltaico e delle energie rinnovabili, sviluppa in questo segmento oltre un terzo delle sue vendite totali ed ha arricchito in pochissimi anni il proprio immenso catalogo prodotti con componenti per la produzione di energia eolica, impianti fotovoltaici, sistemi powertrain e le già citate batterie agli ioni di litio per i veicoli elettrici, campo nel quale Bosch ha stretto un’alleanza con Samsung SDI.

Il 50% degli investimenti in R&D dedicati alle rinnovabili. Altro valore aggiunto che i portavoce della multinazionale di Stoccarda, i cui ricavi derivano per tre quarti dalle attività extra Germania grazie a una presenza sul mercato realmente globale (le Americhe contribuiscono per il 18% del giro d’affari, l’Asia per il 20% e il resto arriva dall’Europa) , non hanno mancato di evidenziare per festeggiare la ricorrenza sono gli investimenti in ricerca e sviluppo. Investimenti per cui ogni anno sono stanziati circa 3,5 miliardi di euro (il 50% è destinato allo sviluppo di tecnologie “verdi”) e portano alla registrazione di oltre 3.800 brevetti in tutto il mondo. Per alimentare le attività dei tre settori di business cui la società si rivolge – tecnica per autoveicoli (che genera oltre la metà del fatturato complessivo), tecnologia industriale (Bosch Rexroth e Bosch Solar Energy), beni di consumo e tecnologie costruttive (con i marchi Bosch, Skil e Dremel) – anche l’aggiornamento professionale della forza lavoro hanno da sempre un peso notevole. Nel 2009, recita in tal senso la nota della società, l’azienda ha investito, a livello mondiale, circa 180 milioni di euro nella sola formazione dei propri dipendenti. E poi il fattore “eco compatibilità”. Un business, certo, che vede protagoniste sia le batterie per le auto elettriche (con l’obiettivo di ridurre il consumo di carburante dei motori a benzina e diesel fino a un terzo) che innovativi sistemi di climatizzazione che tagliano le emissioni di CO2 di oltre il 30% rispetto ai prodotti convenzionali, ma anche una missione aziendale. Quella di ridurre ulteriormente, entro il 2020, le emissioni nocive prodotte dai propri siti produttivi in tutto il mondo di almeno il 20% rispetto ai livelli registrati nel 2007.

Le nuove frontiere: machine to machine e microchip per le auto elettriche. Quanto alle nuove tecnologie che Bosch metterà in campo nel prossimo futuro, uno dei settori su cui la società punterà maggiormente perché accreditato di un potenziale di crescita importante è quello dei sistemi “machine-to-machine”. Entro il 2015, questa la stima dell’azienda, saranno oltre 50 miliardi i dispositivi di rete presenti sul pianeta e le principali applicazioni di questi dispositivi saranno nell’energia, nella mobilità, nella sanità e in ambito ambientale. La scommessa di Bosch è in tal senso già partita sottoforma di progetto pilota per costruire, a Singapore, una piattaforma software aperta per i servizi di e-mobility mentre altri orizzonti di sviluppo riguardano sistemi di allarme a bordo veicolo in grado di segnalare ai conducenti eventuali pericoli, frigoriferi che regolano il consumo energetico in funzione dei picchi di carico sulla rete di distribuzione. O apparati per la telemedicina per trasmettere da remoto informazioni sulle condizioni cardiovascolari dei pazienti ai centri medici.

Un ultimo settore cui Bosch sta infine guardando con estrema attenzione è quello dei sensori intelligenti. Dal nuovo stabilimento (costato 600 milioni di euro) di Reutlingen, vicino a Stoccarda, usciranno i componenti che verranno utilizzati nei sistemi elettronici di sicurezza delle auto e di assistenza alla guida (sensori di parcheggio completamente automatici) e sensori di movimento per i cellulari, i computer portatili e le console di gioco di nuova generazione. Poi, dal 2016, Bosch allargherà il fronte della sua produzione a sistemi basati su microchip in grado di controllare livelli elevati di energia elettrica: compatti, occuperanno solo un terzo dello spazio occupato dai componenti attuali, e pensati per equipaggiare veicoli elettrici del futuro.

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