Bahrain

In Bahrain, miniarcipelago indipendente nel Golfo Persico, sono in corso da alcune settimane grandi proteste di piazza contro il re Hamad bin Isa al-Khalifa, che infine hanno portato all’annullamento del Gran premio di Formula1. Il piccolo Stato petrolifero ha grande importanza strategica e ospita la Quinta Flotta della Marina militare americana, impegnata a “controllare” il dirimpettaio Iran e in operazioni di appoggio su fronti caldi come l’Afghanistan e l’Iraq. Le manifestazioni, che si irradiano da Piazza della Perla nella capitale Manama, chiedono che la dinastia regnante promuova riforme politiche ben più sostanziali di quelle attuate con il prudentissimo restyling del 2002, anno in cui la monarchia assoluta si fece pallidamente costituzionale.

Ma il quid della protesta è da ricercarsi nel fatto che, mentre la dinastia regnante è sunnita, circa il 70 per cento della popolazione autoctona del paese è sciita ed è assai sottorappresentata politicamente e da sempre penalizzata in ogni ambito della società a vantaggio della minoranza sunnita. La brutale repressione delle proteste di piazza ha causato sei morti. Ora il sovrano e la sua famiglia annunciano la volontà di negoziare con gli oppositori.

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