attenzione Huawei entra in Italia ed Europa. HP e Cisco tremano

Huawei, scatta l'operazione enterprise e la sfida a Cisco, Ibm e Hp
Huawei, scatta l’operazione enterprise e la sfida a Cisco, Ibm e Hp

«Offriremo al mercato aziendale italiano un ampio portfolio di soluzioni innovative e chiavi in mano capaci di rispondere alle esigenze specifiche di ciascun settore aziendale, sia privato sia pubblico». Questa la promessa che il colosso cinese ha fatto nel presentare nei giorni scorsi alla stampa le finalità e gli obiettivi di una delle tre divisioni nate con la riorganizzazione della società in tre distinti business group: Carrier, dedicato agli operatori telco, Consumer (telefonini, tablet e altri device digitali) e per l’appunto Enterprise.

Quest’ultima opererà in particolare sul fronte degli apparati di rete (router e switch per indirizzare il traffico dati sulle reti aziendali), delle soluzioni di sicurezza e Unified Communication e Collaboration e dei servizi di videoconferenza e telepresence. Definiti anche i settori verticali a cui la nuova struttura si rivolgerà nel Belpaese, e cioè pubblica amministrazione, utility, finanza, energia e trasporti. Huawei non farà tutto da sola ma si avvarrà di selezionati partner fra operatori telco (funzionali a portare alle imprese anche servizi di cloud computing), system integrator italiani ed internazionali e distributori su base nazionale.

Le aspettative di Roberto Loiola, Vice President Western Europe di Huawei, sono chiare: «Presentando in Europa questa nuova realtà, già consolidata in altri mercati, siamo convinti di poter coniugare perfettamente la nostra lunga esperienza nel settore delle infrastrutture di rete con le esigenze di un mercato aziendale in continua evoluzione. Huawei ha deciso di investire fortemente, sia in risorse umane sia nel marketing, per lo sviluppo di questa divisione e ci aspettiamo di poter presto rappresentare una solida realtà e di posizionarci tra i principali player di settore». La concorrenza, in effetti, ha i nomi fra gli altri di Cisco Systems, Hewlett-Packard, Ibm e Avaya ma l’azienda cinese non è certo priva di ambizione: per il 2011, e ha dare questi numeri è stato qualche settimana fa al Financial Times il numero uno della divisione Enterprise William Xu, la società conta di raccogliere contratti per 4 miliardi di dollari (contro i due miliardi del 2010) mentre il target fissato al 2015 è di 10 miliardi in Europa e di 15 miliardi su scala globale.

Numeri come detto molto ambiziosi che farebbero il paio con quelli che la compagnia, agguerrito concorrente di Ericsson e Alcatel Lucent nel campo delle infrastrutture per le reti fisse e mobili, può già esibire in campo consumer. Nel 2010, infatti, Huawei ha spedito in tutto il mondo oltre 120 milioni di dispositivi fra telefonini (il %% dei terminali Android venduti nel 2010 sono stati prodotti dalla casa cinese), chiavette per il collegamento a Internet via rete mobile (le cui consegne hanno toccato i 50 milioni di pezzi) e altri prodotti per la casa segnando un incremento del 30% in volumi rispetto al 2009 e consolidando un giro d’affari di oltre 4,5 miliardi di dollari (di cui 430 milioni in Nord America e 280 milioni in Giappone). Un business già significativo – Huawei ha sviluppato un fatturato di circa 30 miliardi di dollari – che quest’anno dovrebbe secondo le aspettative della società salire a quota sei miliardi.

La nuova scommessa da vincere, come ha spiegato Loiola al Sole24ore.com, parte del presupposto che, rispetto all’altra forza emergente made in China, e cioè Zte, Huawei ha una struttura organizzativa, attività, disponibilità di cassa, risorse, ampiezza di portfolio ed esperienza di business in Europa assolutamente all’altezza del compito. Le gare vinte per costruire le nuove reti e le relazioni strette con i carrier del Vecchio Continente (anche quelli italiani) sono secondo il manager un biglietto da visita eccellente per presentarsi al cospetto delle grandi aziende.

«Il nostro primo obiettivo – ha precisato in tal senso Loiola – è quello di sviluppare il nostro business in Europa e negli Usa e consolidare quanto già fatto l’anno passato nei mercati emergenti, Cina ovviamente compresa)». Il piano di espansione è quindi solo all’inizio e quanto alle critiche mosse tempo fa dall’Unione Europea (relative al fatto che le aziende cinesi godrebbero di finanziamenti particolari da parte del governo di Pechino per sfondare in Europa nel mercato delle reti) Loiola le rimanda elegantemente al mittente: «Huawei è un’azienda privata basata sul modello dell’azionariato, le osservazioni di Bruxelles sono quindi fuori luogo. Credo sia invece importante che Huawei investa, crei posti di lavoro, abbiamo 5mila dipendenti in tutta Europa, e generi nuovo business, vedi i 100 milioni di euro spesi in servizi nel corso del 2010».

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