Lactalis acquisirà Parmalat

 Enrico Bondi

 

 Enrico BondiMILANO – Sembra di essere in una di quelle vecchie barzellette passate di moda: c’è uno svedese, un italiano e (da ieri) un francese. E l’italiano le prende sempre. Rischia di essere questa la fine della Parmalat ora che con un blitz Lactalis – a poche ore dal termine ultimo per la presentazione delle liste per il rinnovo delle cariche societarie che scade oggi alle 12 – ha rastrellato in Borsa per «perseguire lo sviluppo industriale» della società una quota che tra partecipazioni dirette e equity swap è pari all’11,42% ma che facendo valere per intera l’opzione può salire fino al 14,28%. Insomma, proprio a un passo da quel 15,3% che i tre fondi, Zenit, Skagen e Mackenzie hanno legato in un patto parasociale presentando la lista capitanata dall’ex amministratore delegato di Swedish Match, Massimo Rossi. Dunque oggi saranno presentate 3 liste oltre a quella di minoranza firmata Assogestioni: una del gigante Lactalis che è diventato in poche ore il primo socio, una dei fondi e l’altra di Intesa Sanpaolo. Improvvisamente tutti vogliono la Parmalat. E non è difficile capire il perché: debiti zero, liquidità abnorme, valutazione di mercato tutto sommato inferiore a quella di settore e un appeal nel nome che il risanamento a opera di Enrico Bondi dell’ex multinazionale di Calisto Tanzi fatta di latte e documenti falsi ha addirittura consolidato. Sembrerà strano per noi italiani, ma Parmalat è un nome che tutti conoscono all’estero. Anche negli Usa per via delle cause alle grandi banche Usa il risanamento partito dal piccolo paese di Collecchio ha fatto notizia.
Di certo tutto questo interesse è la controprova che la società è un gioiello tanto che da tempo non si assisteva a lotte all’ultimo sangue di questo livello per il rinnovo di un board. Passerà alla storia come la battaglia di Collecchio.

A seguire l’operazione per Lactalis in fretta e furia – anche se i rumor parlavano di un interesse dei francesi da tempo tanto che lo stesso ministro Giulio Tremonti aveva messo in guardia dal blitz d’Oltralpe sulla Parmalat – è la francese Societé General guidata in Italia da Patrizia Micucci. Vecchia conoscenza a Collecchio: è stata lei nel 2005, allora alla guida di Lehman Italia, a riportare a Piazza Affari la Parmalat. Insomma, si tratta di una persona che conosce bene la società e lo stesso Bondi. Tanto che ieri sera nella lista dei 9 consiglieri preparata dalla SocGen ne risultavano 8. Non a caso. Lactalis ha tentato per vie informali di «arruolare» lo stesso Bondi offrendogli una presidenza senza deleghe, contro quella con deleghe, che invece offre Intesa Sanpaolo. Il manager aretino gli ha fatto rispondere dal proprio avvocato di fiducia che non era proprio il caso. La ratio dell’offerta è chiara. Dopo essere stati additati ancor prima di muoversi come degli invasori di campo, i francesi che in Italia hanno molti interessi – possiedono già marchi come Galbani, Invernizzi, Cademartori e Locatelli – hanno tentato la carta Bondi per dimostrare che non avrebbero intenzioni bellicose.

Resta da capire cosa potrebbe fare il governo che si è detto neutrale ma che comunque con un decreto ha messo in cassaforte la cassa di Collecchio certificando ex lege che non si può dare più del 50% dell’utile in dividendi. Ieri il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, ha detto di essere molto favorevole a una cordata italiana per il gruppo del latte Uht. Tutti gli attori hanno confermato le proprie intenzioni di procedere dopo la novità. Ma è chiaro che il quadro cambia e di molto. Lactalis ha fatto sapere di essere disposta a comprare ancora pur aggiungendo che non verrà superata la soglia del 30% oltre la quale scatta l’obbligo di Opa.

Ieri il titolo in Borsa si è infiammato sia, evidentemente, per gli acquisti Lactalis sia per la speculazione. La Parmalat è salita fino a 2,73 euro tra scambi di nuovo ben oltre la media, per poi chiudere a 2,5 con un guadagno dello 0,81%. Nel frattempo era passato di mano un altro 10% del capitale portando il conto al 30% circa nelle ultime tre sedute.
Oggi si alzerà il sipario sulle liste. Ma bisognerà attendere fino al 12 aprile per capire realmente come finirà (o meglio inizierà) il capitolo Parmalat. Per il voto contano le azioni detenute il settimo giorno prima dell’assemblea. Paradossalmente si può vendere anche il giorno dopo arrivando all’appuntamento assembleare con zero capitale. Tutti dicono che c’è un reale interesse industriale dietro. E dunque nessuno dovrebbe vendere. Ma se il titolo continuerà a salire la tentazione sarà forte.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...